Acquistare un’Alfetta oggi

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L’acquisto di un’Alfetta nuova all’epoca: si entrava in un Concessionario Alfa Romeo, si sceglieva versione, colore e accessori e si firmava il contratto… (si ringrazia “ar75” del Club Alfa Mania.ch)

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Oggi invece si cerca su internet e si visitano le fiere specializzate…

Benché sia stato un modello costruito in un numero elevato di esemplari, le Alfetta sopravvissute ai giorni nostri, sia berlina che coupé, non sono tantissime. Gran parte della produzione è stata demolita tra la seconda metà degli anni Ottanta e la prima metà degli anni Novanta, allorquando la fisiologica “selezione della specie” ha tolto di mezzo gli esemplari sfruttati e malconci; poi, le campagne di incentivi alla rottamazione e le restrizioni alla circolazione per le vetture prive di catalizzatore, susseguitesi a partire dalla fine degli anni Novanta, hanno letteralmente decimato le superstiti eliminando anche ottimi esemplari, mandati alla rottamazione per incassare il contributo statale, superiore al loro valore di mercato dell’epoca.
Dopo anni in cui le quotazioni si sono attestate su valori piuttosto bassi, negli ultimi tempi stanno segnando un netto e costante rialzo, anche per le berline. Anzi, l’Alfetta è uno dei pochi casi in cui le berline sono ricercate e quotate come e forse più dei corrispondenti modelli coupé. L’offerta in Italia è relativamente abbondante per i modelli a benzina, con un discreto numero di vetture in condizioni buone o ottime: un ventaglio di proposte variegate all’interno del quale è facile trovare la vettura più confacente alle proprie esigenze e ai propri gusti. Viceversa, trovare un esemplare a gasolio è difficile in assoluto; trovarne poi uno non sfinito da centinaia di migliaia di chilometri è un’impresa pressoché disperata. Va aggiunto che in tempi recenti diversi esemplari belli (soprattutto GTV 6 2.5, ma non solo) hanno preso la via dell’estero, grazie a offerte economiche difficili da rifiutare. Quindi il consiglio è di indirizzare la propria attenzione verso auto ben conservate, evitando gli esemplari sfruttati a fondo e/o pasticciati, anche se offerti a prezzi invitanti, perché il costo di un restauro può superare di parecchio il valore della vettura e, in caso di vendita, sarà difficile recuperare i soldi spesi. Naturalmente anche un’auto correttamente restaurata è da prendere in considerazione; è necessario accertarsi che il restauro sia stato eseguito rispettando le specifiche dell’anno di costruzione, perché l’intercambiabilità di molte componenti e la disinvoltura o la poca competenza di certi proprietari favoriscono la creazione di cocktail, sovente spacciati per perfetti e proposti a cifre salate. L’acquisto all’estero è di solito poco conveniente, con la sola, logica, eccezione per versioni particolari non vendute in Italia.

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In questa Alfetta 1.6 del 1976 sono evidenti i segni della corrosione passante che renderebbero un eventuale restauro complesso e molto costoso. Se non vi sono particolari motivi affettivi, meglio puntare su un esemplare meglio conservato. (foto Vincenzo S4 per gentile concessione del sito Targhe Nere)

All’epoca l’Alfetta è stata spesso sottoposta a personalizzazioni ed elaborazioni. Nella maggior parte dei casi, le modifiche (spesso caserecce) non hanno fatto altro che peggiorare la vettura; tuttavia alcuni kit estetici sono realizzati con materiali di ottima qualità e validi dal punto di vista tecnico ed aerodinamico. L’acquisto di una vettura così equipaggiata non deve essere quindi scartato a priori, ma diventa una questione di gusto personale. A patto però che gli accessori siano correttamente montati ed in buono stato, perché le componenti di ricambio non sempre sono reperibili con facilità e mai a poco prezzo.
Gli esemplari da competizione fanno storia a sé; quelli con un palmares di alto livello sono di solito ben accasati presso importanti collezioni e da lì ben difficilmente si muoveranno; più facile che passino di mano esemplari con un passato sportivo non di primo piano. Trattandosi di auto da competizione, lo stato della meccanica va valutato ancor più attentamente; fondamentale che il venditore sia in grado di dimostrare la storia sportiva, i lavori eseguiti nel corso del tempo e l’originalità delle specifiche. Attenzione agli esemplari che hanno gareggiato negli slalom e nelle gare in salita: i regolamenti di queste discipline sono molto permissivi e consentono elaborazioni, modifiche e persino trapianti meccanici di rilevante entità.

Alcune semplici precauzioni per evitare sgradite sorprese

L’acquisto di un’auto “classica” quasi sempre costituisce per l’appassionato il coronamento di un sogno accarezzato per anni. Il mercato, però offre di tutto: vi sono venditori seri ed altri pronti a rifilare ad incauti acquirenti automobili spacciate (e anche truccate) per buone ma in realtà in condizioni precarie, così come vi sono vetture da acquistare al volo ed altre dalle quali è meglio stare alla larga. Qualche semplice precauzione ci aiuterà ad effettuare un acquisto oculato, precauzioni valide ovviamente per tutte le auto, di ogni modello ed età. Un ringraziamento a Daniele “Audiclassic” e al sito Audiclassiche, dal quale sono stati tratti i consigli che seguono.

Documentiamoci
Prima di iniziare la ricerca della “nostra” vettura, è bene documentarsi il più possibile sul modello che ci interessa e sulle effettive quotazioni di mercato. Internet è di grande aiuto per questo tipo di ricerche: senza spendere soldi mette a disposizione un grande quantità di informazioni, che ci consentiranno di distinguere al volo un’auto in condizioni originali da una pasticciata o modificata. Naturalmente un’ottima fonte è costituita anche dai libri dedicati al modello che interessa, dai cataloghi dell’epoca e dalle riviste specializzate. Acquisita una buona conoscenza del modello che interessa, si può passare ad approfondire la situazione del mercato tenendo presente che le quotazioni delle riviste spesso e volentieri non corrispondono alla realtà. Meglio effettuare un'”indagine di mercato” visionando gli annunci di vendita su riviste e siti specializzati. Da qui si può capire quali sono le richieste medie per vetture in vari livelli di conservazione, e farsi un’idea dell’andamento del mercato osservando se gli annunci continuano ad essere ripetuti e capire se ciò dipende dal prezzo troppo alto o dalla scarsa richiesta. A questo punto si può partire con la ricerca vera e propria, selezionando sulla base delle conoscenze accumulate le vetture il cui prezzo appare congruo in relazione alle condizioni che traspaiono dall’annuncio e recarsi a visionarle di persona.

Manteniamoci freddi
Se possibile, non lasciamoci accecare dalla libidine del possesso immediato dell’oggetto tanto desiderato, ma cerchiamo di agire con calma, circospezione e freddezza. Lo stato d’animo “passionale” è sempre nemico del buon acquisto. Non va mai dimenticato che l’esemplare che sembra un’occasione unica e irripetibile è molto spesso superato in bellezza e convenienza da un’altra automobile dello stesso tipo che l’acquirente incontra se ha la pazienza di attendere qualche mese.

Il prezzo è giusto?
Accertiamoci innanzitutto che il prezzo richiesto, in funzione dello stato della vettura, sia in linea con il mercato. Se l’auto viene spacciata dal venditore come non necessitante di alcun intervento di meccanica, carrozzeria e interni, o se tale appare ai nostri (accecati) occhi, ricordiamoci che nel 99,99% dei casi, ciò non corrisponde alla realtà: la batteria con un elemento difettoso; una cuffia crepata della testina dello sterzo; un difetto della chiusura centralizzata; il termostato rotto, eccetera, sono solo alcuni degli infiniti vizi occulti minori pronti a palesarsi non appena si è firmato il passaggio di proprietà (e sempre che non ci siano vizi occulti importanti)! E’ comunque pressoché impossibile trovare un’auto assolutamente perfetta, anche se è appena uscita dall’atelier del restauratore. Se invece l’auto che intendiamo acquistare è da restaurare, è meglio non prestare mai fede ai preventivi (sempre ottimistici) del venditore, e ricordare bene che anche il restauratore più serio pecca non di rado per difetto nella stima del preventivo complessivo delle spese da sostenere. Aggiungiamo quindi sempre un buon 20% ai preventivi più pessimistici.
Se la richiesta del venditore ci appare eccessiva o fuori mercato, non lasciamoci scoraggiare: il venditore spara quasi sempre un prezzo “trattabile”. Il modo migliore per spuntare il prezzo più basso è sempre un pagamento totale immediato, quando possibile in banconote fruscianti. Non abbiamo mai timore di fare un’offerta che sembra troppo bassa (fino al 20/25% inferiore alla richiesta iniziale)! Infine, attenzione ai venditori che parlano troppo e sorridono sempre entusiasticamente…

Documenti, prego
Un aspetto da valutare con grande attenzione prima dell’acquisto è la regolarità dei documenti; mettere in regola un’auto dal punto di vista burocratico – fiscale può essere molto costoso e, a volte, addirittura impossibile. Occorre diffidare dai venditori che con varie scuse non mostrano i documenti dell’auto: esaminarli è un diritto e anche un dovere del potenziale acquirente che, una volta effettuata la vendita, diventa responsabile ad ogni effetto di qualsiasi irregolarità. Bisogna poi tenere presente che la probabilità di incappare in situazioni problematiche aumenta in modo direttamente proporzionale con il livello di rarità, valore e valenza collezionistica della vettura. Ecco un elenco di semplici domande: se anche ad una sola (con la parziale eccezione della n. 7) la risposta è negativa, è meglio cercare un’altra macchina.
1) Sono presenti tutti i documenti (libretto di circolazione e foglio complementare o certificato di proprietà)?
2) Se si tratta di un privato, la persona con la quale stiamo trattando è l’intestatario della macchina? Oppure l’auto proviene da un’eredità senza che gli eredi abbiano provveduto a regolarizzare l’intestazione al PRA? Se invece abbiamo a che fare con un operatore commerciale, ha effettuato il mini passaggio di proprietà a favore della sua azienda? Oppure dispone di procura a vendere?
3) Il numero di telaio coincide con quello riportato sul libretto di circolazione?
4) Le eventuali modifiche (ad esempio, l’installazione e la eventuale rimozione del gancio di traino e/o di impianti a gas, pneumatici non di serie , eccetera) sono state riportate sul libretto di circolazione?
5) Eventuali ipoteche sono state cancellate dal foglio complementare/certificato di proprietà?
6) I pagamenti dei bolli, se dovuti,  sono regolari? il venditore è in grado di esibire le ricevute dell’ultimo triennio?
7) La vettura è in regola con la revisione? Nel caso non lo fosse, a meno che si tratti di una vettura da restaurare a fondo, bisogna esigere che il proprietario sottoponga la vettura all’esame prima della vendita.

Una visura al PRA
Infine, prima di concludere l’acquisto, è bene effettuare una visura al Pubblico Registro Automobilistico, in modo da essere certi che la vettura non sia stata radiata d’ufficio e che i dati del proprietario e di eventuali ipoteche coincidano con quelli riportati dai documenti. Per risparmiare tempo e denaro, è possibile eseguire le visure on line, collegandosi con il sito del PRA ed effettuando il pagamento del corrispettivo tramite carta di credito. In pochi minuti e con una spesa di pochi euro ci si mette al riparo da sgradite sorprese.

Il parere di un esperto
Trattandosi di auto che hanno parecchi anni di vita, non è sempre facile ricostruirne la storia e capire se sono state sottoposte ad una manutenzione più o meno regolare. D’altra parte, anche le automobili meglio costruite, se trascurate, subiscono un rapido degrado e la loro affidabilità ne risulta compromessa. La cosa migliore è farsi aiutare nella scelta dal proprio meccanico di fiducia: ogni difetto riscontrato comporterà la rinuncia all’acquisto, od un’inevitabile diminuzione del prezzo richiesto. Un venditore in buona fede non si opporrà ad un esame da parte di un esperto e, se dovesse farlo, sarà un campanello di allarme che faremo bene ad ascoltare.

Quale modello scegliere

Parlare di scelta per automobili la cui produzione è terminata da una trentina d’anni e sopravvissute in poche migliaia di unità può sembrare fuori luogo; in realtà la gamma Alfetta è stata declinata in numerose proposte per accontentare diverse esigenze: da chi chiede prestazioni di assoluto rilievo a chi cerca una macchina di prestigio dai costi di gestione ragionevoli, passando per i grandi viaggiatori.
Dando per scontato un uso odierno unicamente amatoriale (difficile pensare che una vettura con un’età di oltre 30 anni – per gli esemplari più recenti – possa essere adibita ad un usurante utilizzo quotidiano), i costi di gestione sono equivalenti per tutte le versioni, che possono beneficiare di bollo ed assicurazione ridotti, mentre le quotazioni non presentano “salti” eccessivi e sono relativamente omogenee tra loro: è quindi naturale pensare subito alle versioni più potenti. Bisogna precisare che tutti i modelli a benzina sono accomunati dalle ottime prestazioni e dal piacere di guida che sono in grado di offrire, indipendentemente dalla cilindrata. Va dunque sfatata la diceria secondo la quale le 1600 sarebbero da evitare per il motore “piccolo” (dinanzi ad un bell’esemplare è un classico udire la frase “peccato sia una millessei”, pronunciata da qualcuno che, evidentemente, non ne ha mai guidata una). Certo, non hanno le prestazioni di una GTV 6, ma non sono assolutamente sottomotorizzate e sanno regalare belle soddisfazioni; possono rappresentare l’occasione per portarsi a casa un pezzo di storia Alfa Romeo con poche migliaia di euro.
A recitare lo scomodo ruolo di cenerentole in fatto di prestazioni sono, casomai, le versioni a gasolio. Pur storicamente rilevanti per essere state le prime diesel in assoluto in grado di offrire una guida con qualche spunto di sportività, oggi sono a livello di una tranquilla utilitaria; il motivo principale per il quale venivano acquistate all’epoca, il risparmio di carburante, oggi perde di significato per un’auto da uso amatoriale: meglio godersi il piacere di guida di un’Alfetta a benzina.
Differenze di carattere si possono riscontrare a seconda dell’annata. Tra le berline, le più anziane, messe a punto in un’epoca in cui non si badava molto a consumi ed emissioni, manifestano una sportività senza compromessi nell’assetto e nella rabbiosa risposta del motore. Per contro, presentano alcune soluzioni di allestimento che apparivano superate già all’epoca. Le prime 1.6 sono inoltre caratterizzate dal corpo vettura semplificato, che ad alcuni può apparire un po’ troppo dimesso. Con il passare degli anni si è rinunciato ad un po’ di sportività in favore di assetti più confortevoli, correggendo inoltre alcune manchevolezze di allestimento; anche l’estetica delle berline 2000 è meno aggressiva, e strizza l’occhio ad un’utenza più tranquilla e “familiare”. Comunque, fino all’edizione 79 compresa prevale ancora la sportività; a partire dall’edizione 82, ferme restando le prestazioni assolute, praticamente invariate, la barra vira decisamente verso il confort a scapito della prontezza nell’inserimento in curva. Anche il corpo vettura si fa più ricco; nelle versioni top di gamma la dotazione di accessori è tra le più complete dell’epoca e raggiunge l’apice nelle Quadrifoglio Oro. Queste berline si addicono a chi desidera un’auto brillante anche se non particolarmente sportiva, e ama ritrovare anche in una vettura d’epoca certe comodità che i modelli più vecchi non possono offrire.
Opposto il discorso per le coupé: in questo caso più sono giovani, più aumenta la sportività del comportamento stradale, che raggiunge il culmine dall’edizione 80 in poi. Tuttavia, le sovrastrutture in plastica dei modelli più recenti non sono gradite a tutti; se però si vuole gustare l’eccezionale V6, non vi è alternativa, piacciano o meno.
Quanto alle prospettive di rivalutazione futura, è ipotizzabile che l’attuale tendenza al rialzo continui anche nei prossimi anni, sulla scia dell’interesse sempre elevato verso il marchio del Biscione e del ritorno nell’attuale produzione a schemi tecnici che hanno caratterizzato le Alfa Romeo del passato. Scendendo nel dettaglio, si può indicare nella GTV 6 2.5 il modello che beneficerà delle maggiori rivalutazioni, a pari merito con la berlina 1800 edizione 72 (“scudo stretto”). Subito dopo vengono le altre berline a benzina, fino all’edizione 79 compresa, e le coupé a 4 cilindri; poi le Quadrifoglio Oro; a seguire le altre berline a benzina edizione 82 e 83. In coda, ben distanziate, le turbodiesel: solo ragioni di tipo affettivo o di completamento di una collezione a tema possono indurre ad intraprendere una ricerca, che oltretutto si prospetta oltremodo difficile.

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Il modello che probabilmente offre le maggiori prospettive di rivalutazione futura è la GTV 6 2.5, grazie al fantastico V6 da 160 CV. (foto ufficiale Alfa Romeo)

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A pari merito si colloca la berlina 1800 edizione 72: il fascino della capostipite e la sportività senza compromessi la rendono agli occhi di molti appassionati l’Alfetta per antonomasia. (foto ufficiale Alfa Romeo)


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