Ermanno Cressoni

Ermanno Cressoni nasce a Milano il 22 luglio 1939. Dopo la laurea in architettura al Politecnico di Milano, nel 1965 entra all’Ufficio Stile dell’Alfa Romeo. Qui, oltre che occuparsi dei vari restyling dei modelli in produzione, lavora alla definizione dell’estetica dell’Alfetta berlina, presentata nel 1972. Molto apprezzato per le sue qualità umane oltre che professionali, nel 1975 è nominato direttore della struttura, nel frattempo divenuta Centro Stile Alfa Romeo, primo architetto in assoluto ad assumere tale carica presso una Casa automobilistica; questo suo primato viene amichevolmente enfatizzato all’interno dell’azienda, dove è soprannominato “Arch”.

“Arch” Cressoni negli anni Settanta, al tavolo da disegno del Centro Stile Alfa Romeo.

Sotto la sua direzione vengono realizzate l’Alfetta 2000 (1977), la Giulietta (1977) e l’Alfa 6 (1979). Proprio quest’ultima mette in evidenza la sua grande capacità di trasformare pesanti condizionamenti tecnici (in questo caso la coda necessariamente corta e con l’ingombro della ruota di scorta verticale, dovuta alla necessità di utilizzare il pianale dell’Alfetta ridotto nello sbalzo posteriore) in opportunità per ricavare linee fresche ed innovative (la caratteristica linea a cuneo). In seguito si occupa dei restyling dell’Alfasud (1980), dell’Alfetta GTV (1980), della Giulietta (1981 e 1983) e dell’Alfetta berlina (1981 e 1983), prima di tornare a disegnare una vettura interamente nuova, la 33 (1983). Quest’ultima sfoggia una carrozzeria moderna, bella e funzionale, in cui la formula dei “due volumi e mezzo”, già vista su altre auto della stessa categoria, come la Volvo 340 e la Ford Escort, viene reinterpretata in una chiave molto personale con l’accenno di coda più allungato e digradante verso il basso. In seguito disegna l’Alfa 75 (1985), considerata da molti il suo capolavoro. Anche in questo caso il lavoro parte da vincoli tecnici notevoli (l’utilizzo della cellula dell’abitacolo della Giulietta); Cressoni e il suo team mantengono l’impostazione generale del modello precedente, con un andamento cuneiforme, il frontale aggressivo e la coda alta, modernizzando l’insieme e ottenendo una vettura dall’aspetto moderno e personale, che dissimula alla perfezione la stretta derivazione da un’altra vettura. Colpo di genio, il profilo in plastica nera che percorre integralmente il perimetro della vettura, per innestare le portiere della Giulietta in un corpo vettura con la linea di cintura più alta. Un’altra innovazione (comune alla 90) è il freno a mano a maniglia, un’idea di “Arch” coperta da brevetto, che avrebbe dovuto ridurre lo sforzo nell’azionamento rispetto alla tradizionale leva, ma che alla prova dei fatti si rivela poco funzionale.
Nel 1986, l’acquisizione dell’Alfa Romeo da parte del Gruppo Fiat comporta anche una riorganizzazione delle strutture del Gruppo. Cressoni viene nominato direttore del Centro Stile Fiat, in seguito (1989) spostato da Torino ad Arese. In questa veste progetta la Cinquecento (1992); partecipa ai progetti Fiat Coupé (1993); Alfa Romeo 145/146 (1994/95); Fiat Bravo/Brava (1995) e barchetta (1995), nonché dei prototipi di stile Fiat Scia (1993) e Armadillo (1995).

Anni Novanta, al Centro Stile Fiat. Alle spalle dello stilista, un disegno dell’Alfa Romeo 145.

Nel 1998 costituisce il Centro Ricerche Design, un dipartimento del Centro Stile Fiat dedicato alla ricerca di stili innovativi attraverso la realizzazione di concept car per tutto il Gruppo. Qui collabora alla realizzazione delle Lancia Dialogos (1998) e Nea (2000). Nel 1999, tuttavia, è richiamato alla direzione dello stile del Gruppo Fiat.
Negli ultimi anni di attività collabora come consulente con l’I.De.A Institute; purtroppo il 30 giugno 2005 è stroncato da un male incurabile a soli 65 anni.


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