Le Alfetta per l’America

Le prime notizie sulla nuova Alfa Romeo compaiono sulle riviste specializzate nel 1972, in occasione della presentazione dell’Alfetta berlina. Alcuni giornalisti hanno modo di provarla in Italia, riportando lusinghiere recensioni e creando una certa attesa tra gli appassionati.
Purtroppo il debutto delle versioni per gli USA, berlina e GT, avviene solo nell’aprile del 1975, quando l’effetto novità per la berlina è in gran parte sfumato, e all’orizzonte si profilano nuove temibili concorrenti. Il forte ritardo è dovuto in parte a motivazioni tecniche (l’introduzione dal 1974 dell’obbligo dei paraurti ad assorbimento di energia e di normative più severe sulle emissioni, che ha reso più complicata e costosa l’omologazione statunitense), ma soprattutto per evitare la concorrenza interna con le 2000, da poco presentate sul mercato nordamericano (1972). Una politica commerciale più accorta avrebbe evitato questo problema mantenendo in vita le 1750 ancora per qualche mese per poi puntare direttamente sulla nuova nata, ma, si sa, nessuno è tanto bravo quanto l’Alfa Romeo a complicarsi la vita con decisioni contorte e talora incomprensibili…
Le due Alfetta sono equipaggiate con il motore di 1962 cm3 alimentato ad iniezione Spica e con una messa a punto specifica per rispettare le normative antinquinamento (eroga 110 CV); gli esemplari per la California, dove i limiti sono più restrittivi, sono dotati anche di catalizzatore. I paraurti ad assorbimento appesantiscono un po’ la linea senza però risultare sgraziati come quelli di alcune concorrenti. L’equipaggiamento è più ricco delle versioni italiane; caratteristica la spia sul cruscotto che ricorda di allacciare le cinture. Le prestazioni sono simili a quelle delle nostre Alfetta 1.6 e risultano molto elevate per gli standard americani.

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Le due versioni dell’Alfetta per gli USA in una foto tratta dal catalogo del 1975.

Notevole l’apprezzamento della stampa specializzata, che per entrambe le versioni elogia le prestazioni ed il comportamento stradale; meno favorevole il giudizio sul grado di finitura. L’accoglienza del pubblico è invece piuttosto tiepida per la berlina, che fa segnare vendite al di sotto delle aspettative; proporzionalmente più gradita e in linea con le previsioni della Casa la GT.
Pochi e limitati alla berlina i cambiamenti per l’anno modello 1976, introdotto nell’autunno 1975.

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L’Alfetta berlina anno modello 1976. La modifica principale è costituita dalla nuova mascherina con lo scudo largo, l’unico aggiornamento delll’Alfetta 1.8 europea esteso alle vetture per gli USA.

L’anno modello 1977 segna l’abbandono del nome Alfetta, sostituito dalle poco fantasiose denominazioni di Sport Sedan (per la berlina) e Sprint Veloce (per la coupé), mentre gli aggiornamenti sono solo di dettaglio.
Le vendite della berlina ristagnano anche a causa dell’indisponibilità del cambio automatico, tradizionalmente molto gradito agli americani e disponibile sulla diretta concorrente BMW 320i. L’Alfa Romeo gioca quindi la carta del restyling, introducendo per l’anno modello 1978 della Sport Sedan, presentato nel settembre 1977, una nuova carrozzeria (indicata come edizione 77). Derivata dall’Alfetta 2.0 europea, ha materiali e finiture diverse che anticipano in parte l’allestimento della 2000 L; la dotazione di serie può essere integrata a richiesta anche con tetto apribile e cambio automatico. Le premesse per una buona affermazione commerciale ci sono tutte: estetica moderna, equipaggiamento completo, prestazioni notevoli, comportamento stradale sicuro; la Casa stessa non lesina risorse per la promozione del nuovo modello, realizzando sontuosi cataloghi con immagini di grande effetto ambientate in Toscana e numerose campagne pubblicitarie sulla stampa specializzata e non.

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Una Sport Sedan anno modello 1978 (edizione 77), in una foto ufficiale ambientata a Firenze, sul Ponte Vecchio.

Invece la nuova Sport Sedan si rivela un clamoroso quanto inspiegabile insuccesso, con numeri di vendita inferiori a quelli, già poco esaltanti, della precedente versione. Va meglio la Sprint Veloce, rimasta praticamente immutata (cambia solo il disegno dei cerchi in lega leggera e poco altro), che può contare su una sua nicchia di entusiasti.

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La Sprint Veloce anno modello 1978. Anche in questo caso l’ambientazione è a Firenze, in Piazzale Michelangelo. (immagine tratta dal catalogo di quell’anno)

Per l’anno modello 1979, l’Alfa Romeo introduce sulla Sport Sedan alcune modifiche di dettaglio, riprese dall’Alfetta 2000 L (la serie è indicata come edizione 78); le vendite continuano purtroppo a languire.

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Minime le differenze dell’anno modello 1979 (edizione 78): montante del deflettore posteriore nero e profilo sottoporta più spesso. (foto ufficiale Alfa Romeo)

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L’interno di una Sport Sedan edizione 78 equipaggiata con cambio automatico e rivestimenti in pelle. (si ringrazia “Giuliasprintgta” del Club Alfa mania.ch)

Visto l’insoddisfacente andamento delle vendite, alla fine del 1979 la Casa decide di sospendere la produzione della Sport Sedan, anche se la vettura rimane mestamente a listino per tutto il 1980 per cercare di smaltire gli stock in giacenza (parecchi esemplari invenduti sono poi “dirottati” in Europa, dando vita alla serie speciale Alfetta SI America).
Alla fine del 1980 anche la Sprint Veloce esce di produzione, lasciando il posto alla GTV 6 2.5. Le differenze rispetto al modello europeo sono relativamente ridotte (paraurti, fanaleria e poco altro); da punto di vista meccanico, il catalizzatore a tre vie è montato per tutti i 50 Stati. La potenza è di 154 CV: le prestazioni sono eccezionali, da fare impallidire le sportive americane, i cui pesanti V8, “strozzati” dalle normative sulle emissioni, spesso non arrivano a 200 CV. Quanto a comportamento stradale, la GTV 6 non ha rivali. Nonostante il prezzo molto elevato, la GTV 6 fa breccia nel cuore degli americani e si vende bene, ben più di quanto si aspetta la Casa stessa.

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Per il lancio della GTV 6 2.5, l’Alfa Romeo punta anche visivamente sulle emozioni offerte dal motore V6, caratterizzato da prestazioni assolutamente eccezionali per gli standard USA. In alcuni cataloghi compare Mario Andretti, da sempre legato alla casa del Biscione.

L’evoluzione della GTV 6 USA segue le stesse tappe della versione europea, con due aggiornamenti apportati nel 1982 (con modifiche trascurabili) e nel 1983 (le modifiche estetiche sono le stesse del modello Europa, in più vengono variati i rapporti del cambio).

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La GTV 6 USA edizione 83 in una foto ufficiale.

Nel 1985 sono montati gli stessi cerchi in lega leggera della 75 Quadrifoglio Verde e scompare la verniciature nera della parte bassa della fiancata; nell’autunno 1986 la GTV 6 esce dai listini americani (anche se è lecito supporre che la produzione sia cessata qualche tempo prima), lasciando campo libero alla Milano, derivata dalla 75.

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L’ultima serie della GTV 6 2.5 è caratterizzata dai nuovi cerchi in lega leggera e dalla soppressione della fascia nera sulla parte bassa delle fiancate.

 


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