SZ/RZ

Nella seconda metà degli anni Ottanta, le vetture sportive estreme a tiratura limitata, le cosiddette instant classic, vivono un momento di grande fulgore tra i facoltosi appassionati. All’Alfa Romeo, da poco acquistata dal Gruppo Fiat, si decide di entrare in questo particolare settore di mercato con una coupé a due posti secchi con meccanica derivata dalla 75 3.0 V6: nasce così nel 1987 il progetto ES30 (Experimental Sportcar 3000).
Il Centro Stile Alfa Romeo e il Centro Stile Fiat vengono incaricati di realizzare ciascuno una proposta; quella di Arese è più filante e prevede una lunghezza di circa 430 cm; quella di Torino, opera di Robert Opron per la parte esterna, e di Antonio Castellana per gli interni, è molto più estrema (ma anche assai meno slanciata), con il suo design caratterizzato da tagli netti e fiancate alte, con un accorciamento degli sbalzi che determina una lunghezza totale di soli 406 cm; gli interni appaiono meno vistosi, ma fin troppo essenziali. La direzione sceglie quest’ultima proposta; l’industrializzazione del progetto e la successiva produzione sono affidate alla Zagato. Per contenere il peso, la scocca ha la struttura in acciaio, con incollati il pannello del tetto (in alluminio) e i restanti pannelli della carrozzeria (in fiberglass e Modar, un’innovativa resina termoplastica); l’alettone posteriore è realizzato in carbonio. Il pianale deriva dalla 75 3.0; le sospensioni sono messe a punto con la supervisione di Giorgio Pianta, al quale si deve la scelta di montare silentblock in politetrafluoroetilene (PTFE), che determina un comportamento stradale caratterizzato dal ridotto rollio e da un’eccellente maneggevolezza, specie sullo sconnesso e nei repentini cambi di direzione; inoltre, per una maggiore efficienza aerodinamica, sono dotate di un dispositivo idraulico che abbassa il fondo della vettura a 6 cm da terra, creando una sorta di “effetto suolo”. Il motore è il V6 di tre litri della 75, potenziato a 210 CV, per una velocità massima di 245 km/h e un’accelerazione 0-100 km/h in 7 secondi netti.
La vettura è presentata al Salone di Ginevra del 1989 con l’evocativa sigla SZ, che richiama la Giulietta SZ del 1957 di cui la nuova nata intende proporsi quale erede spirituale; la Casa prevede una serie di 1000 esemplari, disponibili solo in rosso Alfa (con interni beige o neri) tranne un esemplare extraserie realizzato in nero per Andrea Zagato.

La SZ: l’aspetto è senza dubbio grintoso, ma anche troppo vistoso per molti potenziali clienti, che avrebbero preferito una maggiore discrezione. (foto ufficiale Alfa Romeo)

Dopo un breve entusiasmo iniziale, le vendite iniziano a languire; parecchi potenziali acquirenti vengono frenati dal design ritenuto eccessivamente vistoso e dal prezzo elevato, cui fa riscontro una scarsa qualità costruttiva della carrozzeria in Modar. Inoltre, le indubbie qualità stradali fanno paradossalmente desiderare una potenza ancora più elevata dei 210 CV della vettura di serie, per prestazioni veramente estreme che l’ottimo telaio reggerebbe con disinvoltura. Diversi concessionari, pur di smaltire gli esemplari in giacenza, li propongono con forti sconti minando ulteriormente l’immagine della vettura.
Per raggiungere la quota produttiva preventivata e ammortizzare gli investimenti, Alfa Romeo e Zagato decidono quindi di tentare un rilancio del progetto ES30 sotto forma di una versione aperta da affiancare alla nota coupé. La roadster è commercializzata nel 1992 con la sigla RZ; rispetto alla coupé il peso sale di 132 kg. La carrozzeria è disponibile in rosso Alfa (con interni beige o neri), giallo (con interni neri), nero (con interni bordeaux) e argento metallizzato (con interni bordeaux); la capote è solo nera; per dare un tocco di esclusività in più, una targhetta sul tunnel centrale, vicino alla leva del cambio, riporta il numero dell’esemplare.

La RZ riprende quasi integralmente l’impostazione stilistica della coupé SZ. (foto ufficiale Alfa Romeo)

Anche a capote aperta la coda mantiene il suo aspetto massiccio. L’estetica poco slanciata è probabilmente il principale motivo dell’insuccesso della vettura. (foto ufficiale Alfa Romeo)

Tuttavia la sostanza della vettura non cambia; l’accoglienza del pubblico è perciò piuttosto fredda, tanto che la produzione termina nel 1994; nemmeno il campionato organizzato nel 1993 dalla Casa stessa e riservato alle SZ e RZ ne risolleva l’immagine.
La vettura rimane a listino parecchi mesi per smaltire gli esemplari invenduti; ancora nel 1997 è possibile trovare SZ e RZ in giacenza presso  concessionari disposti a praticare fortissimi sconti pur di liberarsene.
La produzione totale ammonta a 998 esemplari, di cui 757 SZ e 241 RZ.

I principali dati tecnici e di produzione

I dati principali delle prove su strada di Quattroruote


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